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  Berlusconi, DellaVedova ed il Dna della Cdl
7 ottobre 2005

Romano Prodi ha sbattuto la porta in faccia a Marco Pannella ricordando come i radicali lo abbiano sempre contrastato quando era Presidente della Commissione Europea e sottolineando che senza intesa programmatica nessun alleanza sia possibile tra Unione e pannelliani. Nello stesso giorno Silvio Berlusconi ha tenuto a battesimo la nascita dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova, Marco Taradash e Peppino Calderisi ed il loro ingresso ufficiale nella Casa delle Libertà. La concomitanza dei due avvenimenti è casuale. Il loro significato politico, invece, è fin troppo preciso. Il leader del centro sinistra ha confermato ancora una volta che per l’area laica , liberale e radicale non esiste uno spazio politico autonomo e definibile all’interno del proprio schieramento. 

L’asse portante dell’Unione rimane l’asse tra post democristiani di sinistra e post comunisti dalle diverse collocazioni e sigle. La sua identità continua ad essere quella del catto-comunismo. E chi si colloca fuori di questo asse e pretende di rappresentare valori e tradizioni diverse, da quella laica a quella socialista, non può essere accettato come espressione di una entità politica propria. Al massimo può entrare, dopo un apposito esame del sangue ed un conseguente purgatorio o dopo una autocritica di modello stalinista, a titolo personale ed in qualità di post-indipendente di sinistra e moderno “utile idiota”.

Pannella, Enrico Boselli e , sia pure con molta più incertezza Gianni de Michelis, pensavano di unirsi per dare vita ad un soggetto politico nuovo con cui arricchire il centro sinistra della componente laica, radicale e socialista? Prodi ha posto il veto. Può continuare ad accettare Boselli e la sua pattuglia socialista purchè rimangano marginali, privi di autonomia e di stretta osservanza prodiana. Ma non può permettersi di alterare in alcun modo il Dna catto-comunista del proprio schieramento. Il battesimo dato da Berlusconi ai Riformisti Liberali significa l’esatto contrario. Non solo è la dimostrazione che il leader della Cdl è pronto a riconoscere ai liberali di tradizione radicale una collocazione adeguata al loro ruolo all’interno del centro destra, ma è l’ennesima e definitiva conferma che, a differenza di quello del centro sinistra, il Dna del centro destra non è formato solo dai segmenti nazionale, leghista e cattolico ma è una catena tenuta insieme dal mastice culturale liberale in cui figurano a pieno titolo i segmenti laico e riformista. 

Non mi illudo, ovviamente, che l’ingresso nella Cdl della componente dei Riformatori Liberali possa modificare di punto in bianco gli attuali equilibri politici a vantaggio delle forze di sicura ispirazione liberale. Così come non mi nascondo che su questa operazione grava, come sempre capita quando si tratta dell’area laica, il pericolo di un personalismo esasperato che sembra fatto apposta per accentuare la concorrenza dei personalismi esasperati delle altre componenti della stessa area. Il significato politico del “battesimo” celebrato da Berlusconi, però, è più forte della consapevolezza delle ombre che gravano sull’operazione. 

E rappresenta un segnale fin troppo esplicito per i laici ed i socialisti respinti dal centro sinistra. E soprattutto per quei ceti intellettuali, professionali, imprenditoriali di cultura liberale che ora sanno senza possibilità di equivoco di essere banditi dal centro sinistra ed essere accolti e graditi nel centro destra. Per questo “L’opinione delle libertà”, che da sempre persegue il progetto della Casa laica nella Cdl e che ha sempre sostenuto le forze che fanno parte della galassia, saluta con soddisfazione l’iniziativa di Della Vedova, Taradash e Calderisi. Nessuno può prevedere il futuro. Anche quello più vicino. Ma è certo che dopo il gesto di Berlusconi non è il momento dei personalismi. E’ il momento dei liberali generosi.