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Il “benaltrismo”
di Prodi e di Epifani 29 ottobre 2005 Il “benaltrismo” è una malattia endemica della sinistra che proviene dal movimento comunista.
Si manifesta quando l’unica obiezione che i post-comunisti ammalati sollevano di fronte ad una misura presa dagli avversari si risolve con il “ben altro”. Gli ultimi esempi di “benaltrismo” sono di questi giorni. Romano Prodi che scarica sulle spalle del governo Berlusconi l’intera colpa della crisi economica che grava sul paese. E promette perentorio che quando toccherà a lui sedere a Palazzo Chigi realizzerà “ben altro” per bloccare la crisi ed invertire la parabola negativa. Nessuno, ovviamente, conosce il “ben altro” di Prodi. Il programma dell’Unione è in mente dei. Tranne, ovviamente, la promessa-minaccia di scaricare una raffica di tasse per finanziare la solita assistenza di stato. Ma guai chiedere conto al “professore”! Si inalbera. E tratta da perfetto idiota chi non comprende che il suo “ben altro” è carico e denso di grandi contenuti. L’ultimo “benaltrista” della serie è il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. “Quando la sinistra andrà al governo – ha promesso - non si limiterà a cancellare le riforme del centro destra. Ne farà delle sue, non in maniera occasionale ma all’interno di un quadro organico e di un preciso disegno strategico”. Ma di quali riforme parla Epifani? In quale piano organico? E sulla base di quale disegno strategico? Il mistero è fitto. Fa impressione sentire parlare di riforme dal leader dell’organizzazione che dai tempi del referendum sulla scala mobile si oppone con tutte le proprie forze a qualsiasi innovazione. Fa impressione e provoca una scontata riflessione: il comunismo è morto ma i “benaltristi” sono ancora vivi. E, purtroppo, lottano contro di noi!
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