![]() |
|
Aderisco
ma non marcio con i collaborazionisti 3 novembre 2005 Non c’è bisogno di annunciare che l’intera redazione de “L’opinione delle libertà” aderisce alla fiaccolata indetta da Giuliano Ferrara per protestare contro le minacce di distruzione di Israele pronunciate dal premier iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Da sempre il nostro giornale si batte in difesa del diritto dello stato ebraico all’esistenza. E nel momento in cui il massimo rappresentante della Repubblica Iraniana manifesta l’intenzione di procedere ad un nuovo olocausto, è scontato che i suoi redattori non abbiano alcuna esitazione a schierarsi contro una simile aberrazione. Per quanto mi riguarda personalmente, però, il comportamento che intendo seguire è quello di aderire ma non partecipare. Non andrò in via Nomentana, non camminerò con la fiaccola in mano, non seguirò l’istinto che mi spingerebbe a marciare con le bandiere italiane ed israeliana sotto le finestre dell’ambasciata dei rappresentanti del nuovo nazismo di marca islamista. Non lo farò non per snobismo o per invidia per la giusta e felice iniziativa di un giornale amico ma sempre concorrente. Non lo farò perché contesto quello che per tutti sembra essere l’elemento caratterizzante dell’avvenimento, cioè la larghissima partecipazione bipartisan dei rappresentanti delle forze politiche italiane. Capisco che le regole del politicamente corretto rendano l’unità e la concordia, o meglio le loro parvenze, dei valori assoluti. Ma mi sembrerebbe di recitare una commedia fasulla ritrovarmi fianco a fianco con chi porta il cero con motivazioni totalmente diverse dalle mie. Io credo che manifestare in favore del diritto di Israele alla sopravvivenza significhi reagire all’offensiva dell’islamismo fondamentalista ribadendo la superiorità della libertà e della democrazia su ogni forma di autoritarismo, anche di radice religiosa. Penso che non ci possano essere equivoci e fraintendimenti su questo punto. Così come credo che ci debba essere un minimo di coerenza nei comportamenti. Non si può passare tranquillamente dalle marce pacifiste antioccidentali alle fiaccolate per Israele ed i valori portanti della civiltà occidentale. E per questo sono convinto che sarebbe un errore mescolarmi con chi non la pensa in questo modo ed aderisce alla iniziativa di Ferrara solo perché sarebbe mediaticamente disdicevole essere messo nel novero dei collaborazionisti europei dei nuovi nazisti. Ieri mattina ho seguito la puntata di “Omnibus” a cui hanno partecipato, tra gli altri, Giuliano Ferrara e Lilly
Gruber. Tra i due non c’è stata alcuna polemica. Ma dalle loro parole trapelavano motivazioni totalmente diverse, addirittura contrastanti e conflittuali. Posso marciare con Ferrara. Nella consapevolezza che la pensiamo allo stesso modo e non offriamo uno spettacolo di oscena ipocrisia. Non posso marciare con Lilly Gruber e con quelli che la pensano come lei. Se lo facessi imbroglierei me stesso ed i lettori de “L’opinione delle libertà” fornendo una immagine di concordia e di unità di intenti che non può in alcun modo esistere. I politici di professione sono obbligati, alle volte, alla dissimulazione. Da giornalista posso permettermi il lusso di non fingere. In nome della trasparenza. Ma soprattutto della differenza!
|