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Santoro,
la fiaccolata e gli agenti della Cia 4 novembre 2005 Michele Santoro si è mostrato dispiaciuto di non essere rientrato in Rai in tempo utile per dedicare la propria trasmissione alla manifestazione indetta da Giuliano Ferrara contro la minaccia di nuovo olocausto lanciata ad Israele dal Premier iraniano Ahmadinejad. Se fosse andato in onda, ha spiegato il martire, si sarebbe comportato da giornalista e non da personaggio politico. Per cui avrebbe fatto vedere le immagini della manifestazione ma, soprattutto, avrebbe dedicato spazio a quegli esponenti di sinistra che non hanno aderito in nome del diritto conculcato dei palestinesi ad un proprio stato ed a quelli che, pur avendo aderito, fiutano nuovi venti di guerra a causa delle minacce iraniane. Le parole di Santoro suscitano una doppia considerazione. La prima è che bisogna dargli atto di parlare fin troppo chiaro. Quando tornerà ad impugnare il “suo” microfono nel “suo” studio non si comporterà da parlamentare europeo ma tornerà ad essere il militante iperpoliticizzato di sempre. Quello che in nome della propria professionalità potrà permettersi di affrontare il caso Iran come una dimostrazione evidente della proterva volontà degli occidentali di allargare la guerra in Iraq all’intero Medio Oriente. Cui prodest la minaccia di Ahmadinejad? Ovviamente a Bush, Blair, Berlusconi. Per cui non ci si deve stupire se il rientro televisivo di Michele Santoro sarà contrassegnato da una trasmissione in cui verrà dimostrato che “oggettivamente” il premier iraniano è un agente della Cia. La seconda considerazione è sulla fiaccolata a cui lo stesso Santoro, così come tanti esponenti della sinistra e personaggi dei più diversi orientamenti politici, ha dato la propria adesione.
Chi vi ha partecipato sa che difficilmente si ritroverà in una situazione analoga. Spenti i ceri ognuno è tornato a casa con le proprie convinzioni profonde. Chi crede che manifestare per Israele significhi testimoniare in favore della libertà e della democrazia per l’intero pianeta ha rafforzato la propria idea. E chi pensa che il leader iraniano debba essere condannato solo perché alimenta gli istinti bellicisti ed imperialisti degli Usa, ha fatto lo stesso.
Da oggi, passata la fiaccolata del non detto, si tornerà alla normalità. Che non è quella delle prove di grande coalizione, ma solo quella della diversità di posizioni. Viva la differenza!
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