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  Dalla piazza meticcia al governo meticcio. Partendo da Mussolini
5 novembre 2005

Non si tratta di semplice revisionismo storico ma di una vera e propria svolta politica. In vista di un risultato elettorale che, se fosse contrassegnato dalla vittoria del centro sinistra, precipiterebbe il paese nella più drammatica ingovernabilità ed aprirebbe la strada a nuovi processi politici. Ad esempio la grande coalizione e l’applicazione di una forma rivisitata e corretta di consociativismo. La considerazione riguarda l’intervista rilasciata da Massimo D’Alema a Bruno Vespa. E l’affermazione del leader dei Ds secondo cui Benito Mussolini non doveva essere ucciso in maniera sommaria ma andava sottoposto ad un regolare processo. A formulare questa considerazione è stata “La Voce Repubblicana”. Ma non solo. Sono decisamente tanti quanti hanno voluto vedere nelle parole di D’Alema dedicate alla fine del capo del fascismo non una semplice valutazione su un avvenimento ormai consegnato alla storia ma una anticipazione di una nuova e precisa strategia politica.

I sostenitori di questa tesi sono convinti che il presidente dei Ds sia stato folgorato sulla strada del prossimo futuro dal caso Bologna. Benchè sorretto da una coalizione amplissima Sergio Cofferati non è in condizione di governare la propria città. Le pressioni, i condizionamenti ed i ricatti politici dell’ultra sinistra, non solo quella di Rifondazione Comunista ma anche quella dei cosiddetti movimenti, sono talmente forti da rendere inutili i grandi numeri della propria maggioranza. Bologna, per D’Alema (e non solo per lui), è la prova generale di quanto potrà avvenire se le elezioni dovessero essere vinte dal centro sinistra di Romano Prodi. Grazie alla nuova legge elettorale che ferma a quota 340 deputati la maggioranza, quest’ultimo sarebbe perennemente in ostaggio di Fausto Bertinotti. Con tutte le conseguenze del caso. Prima fra tutte la perdita progressiva ma completa di qualsiasi peso politico da parte dei Ds e di tutte le altre forme riformiste. 

Un paio di anni di governo prodinotti e la coalizione di centro sinistra andrebbe a scatafascio trascinandosi dietro Ds, Margherita e l’intero paese. Come opporsi ad una prospettiva del genere? La strada, sempre secondo i sostenitori della tesi del D’Alema “svoltista”, sarebbe una sola. Preparare le condizioni per un totale rimescolamento delle carte nella nuova legislatura fondato sulla separazione netta e definitiva dei destini della sinistra riformista e di quella massimalista. Cioè seguire la strada di Blair e di Schroeder. In vista del superamento del vecchio bipolarismo legato al maggioritario e di un ritorno ad una forma aggiornata del centro sinistra storico, magari sotto l’etichetta della grande coalizione di ispirazione tedesca. 

In questa chiave andrebbe vista anche la manifestazione bipartisan in difesa di Israele e contro l’Iran di giovedì sera. Dalla “piazza meticcia” al “governo meticcio”. L’ipotesi è sicuramente suggestiva. E, conoscendo la proverbiale capacità di D’Alema di fare un passo avanti per farne due indietro, è ancora tutta da dimostrare. In attesa che gli avvenimenti dei prossimi mesi chiariscano la questione, però, una riflessione va fatta subito. Ma c’era proprio bisogno di partire dalla morte di Mussolini per arrivare alla grande coalizione?