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Alla radice
dei problemi del paese 30 novembre 2005 Ho ricevuto molte lettere di protesta per la posizione assunta da “L’opinione delle libertà” sulla questione dell’Alta Velocità in Val di Susa. Nella stragrande maggioranza dei casi la contestazione non ha riguardato il merito del problema. Serve o non serve la Tav? Si può o non si può ridurre al minimo l’impatto ambientale dei lavori? Si è incentrata sulla linea politica del giornale e si è sostanziata in una sequela di insulti più o meno feroci, più o meno infamanti. Non saremmo brutti, sporchi e cattivi e, naturalmente, venduti e servi del padrone, perché favorevoli ai collegamenti ferroviari veloci, ai grandi lavori, alla modernizzazione accelerata del paese. Lo siamo perché appiattiti sul centro destra ed, insulto degli insulti, perché berlusconiani al soldo del Cavaliere. Non ho mai risposto a queste lettere. Per manifesta inutilità di qualsiasi replica. Chi ti accusa di essere uno spregevole venduto, non ti sente nemmeno se spieghi che in tanti anni di vita faticosa di questo giornale non una lira è mai venuta dal presunto “padrone” o dagli ambienti a lui vicini. La logica che ispira i contestatori è che se non ti schieri a sinistra non c’è alternativa: o sei un prezzolato o sei un imbecille. Tertium non datur. Non c’è ragione, allora, di dialogare con chi non sente ragioni. All’intolleranza non vale la pena di reagire con l’intolleranza. Meglio l’indifferenza, che costringe i forsennati a cuocersi nel loro brodo. Il fenomeno, però, non va ignorato. Esiste una fetta della società italiana che non si confronta ma odia, che non discute ma disprezza, che non misura le proprie idee con quelle degli altri ma le santifica demonizzando e criminalizzando chiunque si azzardi a non inginocchiarsi di fronte ad esse. Le difficoltà del paese dipendono tutte dall’esistenza di questa fazione dedita al culto dell’odio. Che si oppone a qualsiasi riforma portata avanti da qualsiasi governo (ne sanno qualcosa non solo Berlusconi ma anche Prodi, D’Alema ed Amato), che contestano qualsiasi innovazione, che pretendono di bloccare qualsiasi cambiamento. Non in nome di un qualche valore. Ma solo del loro diritto all’odio. Si può discutere all’infinito sulle radici di questa singolare genìa. Che non è solo il frutto della cultura dell’ultra sinistra ma anche di quella catacombale dell’ultra destra. Che è la conseguenza storica dell’antifascismo dei fascisti e del fascismo degli antifascisti.
E che è il risultato di anni ed anni di lavoro di maestri resi cattivi non dalla loro perfidia ma dalla loro pochezza intellettuale.
Di sicuro, però, c’è la definizione di chi non vuole la Tav per risparmiare le lucciole, si oppone all’autostrada del Tirreno per salvare le proprie ville di Capalbio, contesta il Ponte di Messina perché non vuole turbare gli accoppiamenti degli uccelli di passo e protesta contro i Giochi del Mediterraneo a Pescara perché l’iniziativa è partita dal centro destra e non dalla sinistra.
Come li vogliamo chiamare se non coglioni?
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