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  Prodi e gli equivoci della Val di Susa
1 dicembre 2005

Il “professore” ha parlato a proposito della Tav della Val di Susa. Ed ha sentenziato che si faccia pure l’Alta Velocità ma si faccia tenendo conto di tutte le critiche che le sono state mosse. Il suggerimento di Romano Prodi equivale all’appello agli studenti “urlate, ma piano” o la richiesta al plotone d’esecuzione “sparate al petto ma senza fare male”. Si tratta, in altri termini, di una barzelletta. Che però non fa per nulla ridere. Anzi, irrita e preoccupa al tempo stesso perché a pronunciarla non è uno dei comici di Zelig ma l’uomo che si candida a guidare il governo del Paese. Cioè quello che se per caso il centro sinistra dovesse battere Silvio Berlusconi e la sua coalizione, dovrebbe assumersi la responsabilità di portare a compimento l’opera di cui si sono aperti i primi cantieri nei giorni scorsi.

Nessuno, ovviamente, pensa che le osservazioni e le critiche che sono state fatte alla Tav, sia nella Val di Susa che in qualsiasi altra zona del Paese, debbano essere bellamente ignorate. Ma un conto è dichiararsi a favore dell’Alta Velocità, sia pure nel rispetto dei vincoli ambientali e delle indispensabili esigenze di tutela della salute pubblica, un conto è subordinare la realizzazione dell’opera alla piena attuazione di tutte le osservazioni critiche che le sono state mosse. La prima posizione comporta che l’Alta Velocità verrà comunque portata a compimento. La seconda stabilisce che i lavori non finiranno mai. Basterà che un qualsiasi gruppetto ambientalista o, più semplicemente, estremista, si metta a giocare al rialzo delle richieste e delle condizioni, e l’Alta Velocità non vedrà mai la luce.

Il problema, dunque, non è la ricerca del punto di intesa tra le esigenze della modernizzazione e quelle della conservazione. Se si vuole un compromesso che innova la conservazione pur evitando di renderla rivoluzionaria, si trova sempre. Il problema è la scelta tra le due diverse opzioni. Che il centro destra ha fatto e che Romano Prodi non può permettersi di fare. Perché altrimenti perde una parte del proprio elettorato con annesse elezioni politiche. La considerazione è fin troppo banale. Ma non è strano che tanta banalità non venga recepita in quegli ambienti riformisti del centro sinistra che pur di non rompere con i propri alleati estremisti vorrebbero le urla silenziose e la fucilazione indolore?