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Il Professore,
il piattino ed il caso Bresso 2 dicembre 2005 Romano Prodi ha fermamente smentito Paolo Guzzanti a proposito di via Gradoli. Ed ha minacciato di querelare il parlamentare di Forza Italia se non la smetterà di considerare una balla la tesi del “professore” secondo cui l’indirizzo del covo dove le Br tennero prigioniero Aldo Moro venne fuori da una seduta spiritica con annesso piattino. La presa d’atto della smentita, però, non chiude la vicenda. Anzi ne apre una molto più grande ed attuale. Se Prodi avesse detto che la storia dello spiritello fu una scusa per non bruciare un qualche informatore, tutto si sarebbe risolto in una grande polemica sul nome dello sconosciuto. Qualche giorno di bagarre mediatica. E poi la tempesta sarebbe passata senza lasciare eccessive tracce sulla fedina politica e morale di Prodi. L’interrogativo non è affatto ozioso e strumentale. E la riprova è nel modo con cui il candidato premier dell’Unione affronta in questi giorni il problema della Tav in Val di Susa. Si o no? Con la presidente del Piemonte Mercedes Bresso o con i manifestanti che bloccano i lavori ed insultano i carabinieri al grido di
“Nassiriya”? Il piattino ondeggia da una parte all’altra. Non si ferma. E Prodi non decide. Con la conseguenza che la presidente del Piemonte minaccia le dimissioni. Ed il Paese ha sotto gli occhi lo scenario preciso di quanto avverrebbe se mandasse al governo il “professore” ed il centro sinistra. Nell’ipotesi migliore la sagra del piattino; in quella peggiore la paralisi e le dimissioni del governo.
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