torna alla
home page

ARCHIVIO

2005
gennaio
febbraio
marzo
aprile

2004
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2003
dicembre
novembre
ottobre
settembre
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo

febbraio
gennaio

2002
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Il tridente, l’Ingegnere ed il Prodi dimezzato
3 dicembre 2005

Il centro destra si adegua al futuro sistema elettorale proporzionale mettendo in campo il cosiddetto “tridente”. Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini annunciano che incentreranno la campagna elettorale sulla doppia concorrenza: quella tra di loro e quella con l’opposizione. Con l’obiettivo dichiarato di raccogliere ciascuno il maggior numero dei rispettivi elettori. Il centro sinistra, invece, non ci pensa neppure a mettere in campo “tridenti” o schemi a più punte. Non solo perché, se mai lo facesse, scoprirebbe di avere una squadra dove le punte abbondano ma mancano i mediani, i terzini e lo stesso portiere. Ma soprattutto perché le primarie l’hanno legato allo schema del leader unico e plebiscitario. E, non potendosi permettere di smentire la fasulla consultazione popolare del mese scorso, cerca di aggirare questo obbligo nell’unico modo consentitogli dalla tradizione e dall’esperienza dei partiti che lo compongono. Cioè delegittimando il leader unico e lasciando intendere che in caso di vittoria Prodi sarà solo un presidente del Consiglio di transizione. 

Nessun esponente del centro sinistra, naturalmente, ha ufficializzato questa linea. All’apparenza l’unità attorno al leader rimane il bene primario di una coalizione che non a caso si chiama Unione. Ma, a squarciare il velo dell’ipocrisia ci ha pensato un fiancheggiatore ed ispiratore autorevole come Carlo De Benedetti. Ed il suo accenno alla necessità che Prodi si preoccupi più di governare che di organizzare la politica ha assunto il chiaro significato di una sorta di giubilazione preventiva del povero “professore”. Quest’ultimo, secondo il proprietario della “Repubblica” dovrà limitarsi a preparare il terreno ai suoi successori naturali della nuova generazione, cioè Rutelli e Veltroni. 

E saranno costoro a preoccuparsi di svolgere il compito più importante della prossima legislatura, quello di dare una missione al Paese. Non è detto che il “tridente” del centro destra ottenga il risultato sperato di recuperare l’intero elettorato della Casa delle Libertà. E’ certo, però, che la delegittimazione preventiva di Prodi non aiuterà l’Unione a conservare la grande ‘messe’ di consensi conquistata durante le ultime regionali. Perché mai l’elettorato di centro sinistra dovrebbe votare compattamente per un personaggio che al massimo potrà restare al governo per qualche mese od al massimo un anno? Come dice Mastella: leali si, ma fessi no!