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  Come sfuggire al triumvirato della sinistra
6 dicembre 2005

Non ci vuole la palla di vetro per sapere quale sarebbe il tema politico dominante della prossima legislatura se per disgraziato accidente dovesse vincere il centro sinistra. Basta guardare le cronache dei grandi giornali dei giorni scorsi dedicate all’assemblea programmatica dei Ds di Firenze. E registrare le reazioni provocate tra i dirigenti del centro sinistra dalla intervista di Carlo De Benedetti. Il risultato di questa doppia operazione è semplice: il tema dominante della politica dell’ipotesti governo dell’Unione non sarebbe l’attuazione di riforme non meglio definite. E neppure la ridistribuzione dei redditi attraverso l’emissione di nuove e più pesanti balzelli. Niente affatto. L’unico e solo tema centrale della eventuale legislatura segnata da una maggioranza di centro sinistra sarebbe la guerra ad oltranza tra i tre grandi gruppi di potere a cui fanno capo le forze principali dell’attuale opposizione. 

Il primo di questi gruppi è quello che sostiene Romano Prodi. E’ guidato e sostenuto dagli uomini di punta di Banca Intesa, Giovanni Bazoli e Corrado Passera. E può contare sul braccio operativo rappresentato dal “Corriere della Sera”, quotidiano che Paolo Mieli ha trasformato da giornale della borghesia lombarda a organo della nomenklatura burocratica ed imprenditoriale del paese. L’obbiettivo dichiarato è impedire che una volta insediato a Palazzo Chigi Romano Prodi possa essere defenestrato come in passato da qualche congiura di Palazzo. 

Il secondo gruppo è invece rappresentato dall’impero editorial-finanziario di Carlo De Benedetti. L’arma mediatica su cui questa lobby, ormai storica, può contare è , ovviamente “La Repubblica” più “L’Espresso” e la rete di giornali locali che copre gran parte del paese. L’obbiettivo è di far saltare la vecchia nomenklatura dei partiti tradizionali della sinistra e sostituirla con la diarchia nuovista di Walter Veltroni e Francesco Rutelli posta a capo del futuro Partito Democratico.

Il terzo gruppo è infine quello politico-finanziario che fa capo a Massimo D’Alema e che è formato dalla maggioranza dell’apparato dei quadri e dei funzionari dei Ds. A differenza degli altri due gruppi, quello dalemiano non può contare su un quotidiano. Qualcuno immagina che un tentativo per colmare la lacuna sia stato compiuto attraverso Stefano Ricucci. Di qui le reazioni furibonde e vittoriose del primo gruppo. In compenso, però, la lobby di D’Alema ha alle spalle l’Unipol di Consorte e, tra non molto, la Bnl. Per cui non è detto che, presto o tardi, possa dotarsi di uno strumento mediatico capace di competere con gli altri. 

Qual è l’obbiettivo del terzo gruppo? Anche in questo caso la risposta è semplice: mettere all’angolo gli altri due e puntare nel corso della prossima legislatura a trasformare il triumvirato in impero cesarista. Ma se questo è lo scenario dell’eventuale legislatura unionista, non sarà il caso di liberare i tre gruppi dall’incombenza di prendersi reciprocamente a coltellate dimenticando le reali necessità del paese? Basta evitare di mandarli al governo. Ed il gioco è fatto!