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Gli scherzi
da vescovo di Prodi 7 dicembre 2005 Romano Prodi ha imitato quel vescovo medioevale che battezzò la carne “pesce” per rispettare il digiuno del venerdì senza fare peccato. Ha cambiato il nome dei Pacs in accordi sulle unioni civili, ha distinto il testamento biologico dall’eutanasia ed ha detto che nel momento in cui andrà al governo annuncerà immediatamente un piano di ritiro dall’Iraq, ovviamente dopo averlo concordato con il governo di Baghdad, cioè con quelli degli alleati occidentali. Tutti, naturalmente, capiscono che il leader dell’Unione cerca di vendere come pesce la carne dell’impossibile accordo programmatico tra i partiti del centro sinistra. I Pacs potranno essere chiamati accordi o Giuseppe ma sempre Pacs rimangono. Il diritto all’eutanasia può essere definito testamento biologico o Pasquale ma sempre eutanasia rimane. E va da sé che se si subordina il ritiro dall’Iraq all’accordo con il governo locale, cioè con quello Usa, il ritiro non è tale, ma è semplicemente la riduzione programmata delle forze annunciata da tempo dall’attuale governo. Su questa pretesa del “vescovo” unionista di trattare da beoti i propri connazionali si potrebbe discutere a lungo. Ma per evitare questa inutile fatica è intervenuto ieri un fatto nuovo. Il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha chiesto alle forze politiche di programmare nei prossimi cinque anni una riduzione del costo del lavoro di un punto all’anno. Cioè cinque punti in cinque anni. E’ in grado Romano Prodi di far concordare una risposta tra i partiti del centro sinistra e di inserirla nel programma del suo ipotetico governo? Il centro destra ha già risposto in concreto fissando nella Finanziaria di quest’anno una riduzione di un punto del costo del lavoro. Montezemolo ha detto che è poco. Ed ha chiesto impegni dello stesso tipo per gli anni successivi. L’attuale maggioranza, però, un primo passo l’ha materialmente compiuto. Ed il centro sinistra? Prodi è in grado di convincere Fausto Bertinotti, una parte dei Ds e la quasi totalità del movimento sindacale ad accettare questa sorta di scala mobile all’incontrario? Se è così lo dica subito. Anche se per caso, come si spera, intende subordinare la riduzione del costo del lavoro alla riduzione del carico fiscale e contributivo che pesa sulle spalle di aziende e lavoratori per continuare a mantenere in piedi il carrozzone della stato assistenziale. Una preghiera, però. Eviti di continuare a battezzare la carne in pesce. Accà nisciuno è fesso! |