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  Buon viso a pessimo gioco 
12 gennaio 2006

In politica è buona regola cercare di nascondere le difficoltà e le divergenze interne scegliendo un nemico esterno contro cui fare quadrato. Da buoni professionisti della politica i dirigenti Ds hanno applicato alla lettera questa regola. Ed in nome della superiore esigenza di fare fronte alla offensiva lanciata dalla “destra” e dal quotidiano di famiglia del Presidente del Consiglio contro il principale partito della sinistra, lo stato maggiore diessino ha ritrovato la propria unità. E, quel che è più importante, ha ribadito la propria piena lealtà agli alleati del centro sinistra ringraziandoli per la solidarietà da loro ottenuta in occasione della vicenda Unipol e ribadendo la ferma intenzione di marciare al loro fianco fino alla inevitabile vittoria finale ed alla costruzione futura del Partito Democratico. 

Mai, però, tanta professionalità è apparsa inutile e sprecata. Non solo perché la riscoperta del nemico esterno è apparsa talmente strumentale da risultare posticcia e provvisoria. Basterà un alito di vento per strappare il sottilissimo velo unitario che ha imbozzolato la direzione diessina. Ma, soprattutto, non sarà di sicuro il rilancio del mastice antiberlusconiano a rimettere insieme i cocci di una coalizione lacerata da una disperata lotta per il potere e l’egemonia tra le forze principali dei Ds e della Margherita. Che potevano fare i poveri dirigenti diessini di fronte all’offensiva, non della “destra” ma di Romano Prodi, della Margherita e dell’ultra sinistra, tesa a spaccare il loro partito, liquidare Fassino e D’Alema e marginalizzare il resto della Quercia? Niente altro che abbozzare, chinarsi ,come il giunco del proverbio , e far passare la prima ondata di piena.

Chiusa questa fase all’insegna di una scontata professionalità si apre però un capitolo pieno di nuovi e più aspri problemi. Da oggi alla fine della campagna elettorale alla prima piena ne seguiranno molte altre. A scatenarle non sarà il nemico esterno ma i tanti concorrenti presenti all’interno del centro sinistra. Tutto all’insegna non della lotta alla aborrita “destra” ma della eliminazione di quella “diversità” e di quella “egemonia” del principale partito della sinistra che è al momento impersonificata da Massimo D’Alema. Il Partito Democratici di Romano Prodi può nascere solo sulla pelle dei Ds e del loro esponente principale. Ne deriva che non basterà la professionalità politica a superare le prossime e scontate ondate. Ci vorrà qualcosa di più. In particolare un disegno politico alternativo a quello del Partito Democratico. Cioè proprio qul disegno che D’Alema non ha più. Ormai da tempo immemorabile.