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  Le primarie dei “padroni” milanesi
31 gennaio 2006

“E’ sui fatti che ci si deI grandi giornali dei capitalisti ulivisti hanno salutato con una soddisfazione incredibilmente smodata la celebrazione delle primarie dell’Unione a Milano, la vittoria dell’ex prefetto Bruno Ferrante ed il fatto che alla cerimonia di investitura del candidato sindaco della sinistra abbiano partecipato circa ottantamila persone. “La buona borghesia - questo uno dei titoli più significativi apparsi sul Corriere della Sera, sempre più organo del partito prodiano disorganizzato - in fila per il signor prefetto”. E via di seguito servizi su servizi per sottolineare non tanto il successo di folla delle primarie milanesi quanto la natura squisitamente classista dell’operazione. Chi faceva parte, infatti, del nerbo, del nocciolo duro, dell’avanguardia ardimentosa e pugnace degli ottantamila milanesi? 

Il catalogo fornito dal Corriere, da La Repubblica e da La Stampa parte da Mariuccia Mandelli in arte Krizia per finire all’avvocato Guido Rossi. Ed in mezzo tutti i nomi che figurano regolarmente alla prime della Scala: Profumo, Ranci, Modiano, Giarda, Fontana, Vecchioni, Toscani, Bisio, Lerner, Ovadia, Bocca, Scaparro, Veca, Galli, Minà e, ovviamente, gli immancabili Claudia Mori, Daria Colombo e Massimo Moratti. Insomma, non i rappresentanti di un popolo di sinistra interclassista, in cui la presenza degli intellettuali e dei borghesi illuminati è bilanciata dalla partecipazione dei ceti popolari che da sempre costituiscono l’asse portante dell’elettorato di sinistra. Niente affatto! Solo la rappresentanza di classe “buona borghesia “ milanese! Quella “buona”, cioè quella della finanza e della moda, dell’arte e della cosiddetta cultura, non quella della piccola e media industria, dell’artigianato e del commercio ed in generale della produzione e dei servizi che agli occhi dei media ulivisti fa parte automaticamente della parte “cattiva” della borghesia milanese. 

Nessuno, ovviamente, si stupisce del carattere iperclassista di queste singolari primarie. Non c’è bisogno di scorrere il catalogo dei vip milanesi conquistati dall’ex prefetto per sapere che nei grandi centri urbani l’alta borghesia snobistica ed intellettuale è tutta orientata a sinistra. Il fenomeno è vecchio come il cucco. E solo chi è ignorante come una zucca, come buona parte degli stupefatti cronisti dei media ulivisti, può reagire con tanta smodata soddisfazione di fronte alla ennesima scoperta dell’acqua calda. Ciò che stupisce, semmai, è l’assenza di una qualsiasi riflessione sulla profonda contraddizione insita nella trasformazione della sinistra da movimento dei lavoratori a movimento dei privilegiati. 

Se qualcuno si prendesse la briga di dare una scorsa alle dichiarazioni dei redditi dei vip delle primarie milanesi scoprirebbe che ognuno di loro viaggia su livelli che nessun normale lavoratore o pensionato può permettersi addirittura di sognare. Nell’epoca dell’interclassismo, in altri termini, la sinistra ha riscoperto la lotta di classe. Solo che adesso si trova dalla parte dei padroni. E non calcola le conseguenze inevitabili che la contraddizione determinerà a medio ed a lungo termine.