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Il Professore,
muto assente per necessità 1 febbraio 2006 Romano Prodi si lamenta di essere andato in televisione solo per otto minuti mentre il suo avversario Silvio Berlusconi ha avuto a sua disposizione addirittura otto ore di trasmissioni. Ma il leader del centro sinistra sbaglia a lamentarsi. Se non partecipa ai programmi delle Tv pubbliche e private non è perché il suo avversario del centro destra ha occupato militarmente tutti i canali. E’ solo perché non ha nulla da dire. E, soprattutto, non può dire nulla. Il silenzio e la reticenza sono la sua unica arma in questa singolare campagna elettorale. Se la spreca è perduto. L’assenza di Prodi dalle televisioni, infatti, riguarda solo lui. Non tocca in alcun modo gli altri leader del centro sinistra. Francesco Rutelli ha una presenza mediatica identica, se non superiore, a quella del premier. Berlusconi è andato prima da Ferrara e poi da Biscardi? Ecco che Rutelli segue lo stesso percorso e passa da “Otto e mezzo” al “Processo”. Berlusconi è andato ad “Uno mattina”? Ecco che Rutelli si presenta sul canale “amico” di Rai Tre ospite del premuroso ulivista Fabio Fazio. Il Cavaliere passa da Vespa? Il leader della Margherita, che da Vespa è di casa, replica andando da Costanzo. E via seguitando in una spirale di presenze dove quella di Berlusconi è immediatamente seguita da quella di Rutelli. E lo stesso vale per Fassino, D’Alema, Fini e Casini. Tutti i massimi leader politici approfittano in questa fase della assenza della “par condicio” per girare come trottole tra i canali televisivi e gli studi radiofonici. Tutti, tranne il povero Prodi. La ragione non è che il candidato premier dell’Unione sia diventato improvvisamente afono. E neppure che ci sia una congiura del silenzio ordita ai suoi danni non solo dal Cavaliere ma anche dai suoi alleati. La ragione è solo ed esclusivamente politica. Prodi pretende di essere il leader maximo ed unico di una coalizione in cui nessuno è d’accordo su nulla. Inoltre vuole imporre questa logica tipica da sistema maggioritario all’interno di una campagna elettorale che segna il ritorno al proporzionale. Sulla base del ruolo che vuole ad ogni costo ricoprire dovrebbe poter parlare in nome e per conto di ciascuno affermando e pubblicizzando tesi di un programma concordato e condiviso. Ma questo programma non esiste. Rutelli, Fassino, D’Alema, Bertinotti e tutti gli altri esponenti delle varie forze del centro sinistra possono tranquillamente andare in giro per televisioni a vendere la merce del proprio partito. E’ il proporzionale, bellezza! Prodi non può farlo. Perché la merce della coalizione che rappresenta non c’è. E perché, quando tenta di spacciare per merce comune del centro sinistra una propria idea, le reazioni furiose degli alleati si sprecano. Fanno ridere, allora, gli appelli di “Europa” e del “Riformista” al leader dell’Unione per spingerlo ad uscire allo scoperto e passare dal silenzio all’attacco. Il centro sinistra ha deciso di far condurre la propria campagna elettorale ad un leader muto. Per evitare di mettere in mostra le proprie lacerazioni. E’ una scelta. Assolutamente legittima. Ma nessuno si lamenti, magari tirando in ballo il capo dello Stato. Che può fare un muto se non tacere? |