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  La faccia tosta dei filofrancesi del centro sinistra
1 marzo 2006

Certo che ci vuole una bella faccia tosta a prendersela con il governo italiano se quello francese fa strame dello spirito europeo e della libertà di mercato ed innalza cortine protezionistiche ai propri confini! Soprattutto se chi se la prende con il governo di centro destra non ha fatto altro in tutti questi anni che contestare lo stesso governo per la sua scelta contraria al “modello francese”. E, in particolare, se il capofila dei critici dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi ha caratterizzato la propria attività di presidente della Commissione Ue, cioè del governo europeo, con una politica di piena e totale passività alla pretesa della Francia di subordinare sempre e comunque gli interessi europei a quelli di Parigi.

Ora Oliviero Diliberto ripete a pappagallo la favola secondo cui l’Italia non conta nulla a livello internazionale a causa della mancata politica europeistica di Berlusconi. Francesco Rutelli si accoda rimproverando all’esecutivo del Cavaliere di non aver saputo prevenire il protezionismo francese. E Prodi conclude il giro inneggiando alla difesa della italianità di banche ed aziende e contestando al presidente del Consiglio di non aver ancora applicato la logica della reciprocità varando una serie di provvedimenti ritorsivi nei confronti della Francia e delle sue aziende. Ma, anche se è vero che a carnevale ed in campagna elettorale, ogni scherzo vale, la scelta del centro sinistra di aggredire il governo sul “caso francese”, indica con estrema chiarezza che i dirigenti dell’Unione hanno perso la testa.

Da campioni dell’europeismo filofrancese si sono trasformati in campioni dell’italianità ad ogni costo e del protezionismo ritorsivo. E, se non bastasse questa ennesima dimostrazione della loro inguaribile tendenza al “contrordine compagni”, hanno anche offerto una dimostrazione lampante della loro totale inaffidabilità come eventuali futuri governanti. Invece di dare una dimostrazione di responsabilità manifestando la disponibilità ad una linea comune con l’esecutivo in difesa dell’interesse nazionale, hanno scelto la strada dello scontro e della bassa strumentalizzazione elettorale.
Puntano solo al 9 aprile. Senza pensare che dall’indomani dei risultati elettorali, qualunque sia l’esito della consultazione popolare, si apre una fase politica in cui sempre più spesso le strumentalizzazioni di parte dovranno lasciare il posto alle intese di largo respiro.