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  Berlusconi da Bush Prodi da nessuno
2 marzo 2006

Dal dopoguerra alla fine del secolo scorso il nostro Paese ha avuto la fortuna di essere al tempo stesso europeista, atlantista e filo-arabo. Le condizioni geopolitiche gli consentivano di lavorare al progetto dell’integrazione economica e dell’unione politica europea, di farlo in un quadro di salda alleanza con gli Stati Uniti che si facevano carico della sicurezza militare della parte libera del Vecchio Continente e, nel contempo, di confermare la tradizione mediterranea intessendo buoni rapporti ufficiali ed ufficiosi con gli Stati e le organizzazioni del mondo arabo. Caduto il Muro e finita la guerra fredda, la festa è finita. I vincitori del Terzo conflitto mondiale freddo, cioè gli Stati Uniti, sono stati costretti ad assumere il ruolo di prima potenza mondiale e gendarme del mondo. 

Il cambio di ruolo avrebbe dovuto accelerare il processo di unificazione politica dell’Europa. Invece, per singolare paradosso, non solo non è riuscito a rendere il fenomeno più veloce, ma ha addirittura scatenato la corsa agli egoismi nazionali risvegliando, soprattutto nell’asse franco-tedesco, le antiche e mai sopite pretese di egemonia sull’intero Continente. Per ultimo, infine, il Mediterraneo si è trasformato da luogo di scambio tra Nord e Sud a mare di frontiera tra Occidente ed un mondo arabo pericolosamente indirizzato verso il bellicoso e aggressivo fondamentalismo islamico.

In questo quadro il nostro Paese è stato chiamato a compiere una scelta precisa. Quale alleato preferire tra l’Europa che non c’è, gli Stati Uniti potenza imperiale ed i Paesi arabi in crescente agitazione per la riapparizione al proprio orizzonte dello spettro del Califfato? Il governo di centro destra di Silvio Berlusconi non ha avuto dubbi ed esitazioni nel preferire, al vuoto politico di una Europa agitata dalle smanie egemoniche di Francia e Germania e alla resa al fondamentalismo islamico, la conferma della tradizionale alleanza con gli Stati Uniti. Né più, né meno di quanto aveva fatto il governo del post-comunista Massimo D’Alema ai tempi della guerra contro la Serbia di Milosevic. 

L’opposizione, invece, è dal 2001 che alla domanda sulla scelta di politica estera da realizzare, fornisce due risposte distinte. Romano Prodi e una parte del centro sinistra sceglie, sotto la copertura del progetto dell’unità europea, l’asse franco-tedesco. La sinistra radicale e parte dei Ds, invece, respinge sia il modello atlantico che quello carolingio e punta sul terzomondismo antioccidentale, anche a costo di giustificare il terrorismo islamico, pur di arrivare comunque a vendicare la caduta del comunismo e dell’impero sovietico.

La visita di Berlusconi negli Stati Uniti è la conferma della scelta del centro destra in favore di un alleato che c’è rispetto ad uno che non esiste o ad un altro che vuole la nostra distruzione. Tra gli avversari del Cavaliere molti hanno ironizzato sul carattere elettoralistico della trasferta americana. Ma mai ironia è stata così sprecata. Per la semplice ragione che è proprio in campagna elettorale che si deve chiarire ai cittadini il senso delle grandi scelte politiche. Il centro destra è per mantenere saldo il rapporto con gli Stati Uniti. Il centro sinistra da che parte si colloca? Con i protezionisti francesi che uccidono la speranza dell’unità europea? O con Bin Laden ed i teocrati islamici che predicano la guerra santa contro gli infedeli e promettono nuovi olocausti?
Urgono risposte in merito!