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  Il culo di sacco dell’Unione
1 aprile 2006

Romano Prodi ha un paio di giorni di tempo per preparare la linea di difesa sul fronte delle tasse minacciato di sfondamento dall’offensiva del centro destra. Nel prossimo ed ultimo faccia a faccia televisivo con Silvio Berlusconi, il “professore” deve fare chiarezza sulla questione che più di ogni altra interessa gli elettori in quest’ultima fase della campagna elettorale. E nel farlo non può limitarsi a promettere una “armonizzazione” delle varie tasse e gabelle che pensano sul cittadino. E’ costretto ad entrare nei particolari della presunta “armonizzazione” stabilendo una volta per tutte come e quanto l’Unione intende strigliare gli italiani per finanziare lo stato assistenziale. 

Non si tratta di una impresa facile. Non solo perché il culo di sacco in cui Prodi si è infilato con la promessa della riduzione di cinque punti di cuneo fiscale ha un’uscita stretta ed accidentata. Ma soprattutto perché il modo dilettantesco con cui si è mosso su questo terreno accidentato e le posizioni ideologiche di alcuni dei suoi alleati gli rendono praticamente impossibile fare marcia indietro. In linea di principio, infatti, nessuno impedirebbe al leader dell’Unione di ammettere di essere stato troppo precipitoso nel promettere la riduzione di cinque punti del costo del lavoro nei primi cento giorni di governo. Si tratterebbe di una autocritica pesante, destinata ad offrire il fianco alle prevedibili stoccate di Silvio Berlusconi nel corso del faccia a faccia e negli ultimi giorni della campagna elettorale. Ma l’ammissione dell’errore limiterebbe i danni. E forse consentirebbe al centro sinistra di evitare il clamoroso sorpasso in extremis che si va drammaticamente profilando in queste ore.

Nella realtà, però, è praticamente impossibile che Prodi compia un retromarcia del genere annunciando che l’Unione rinuncerà a tassare i bot ed a reintrodurre la tassa di successione. La ragione è che qualsiasi autocritica su questo argomento provocherebbe una duplice reazione. Quella delle forze della coalizione prodiana che pongono da sempre al centro del loro programma d’ispirazione post-marxista la ridistribuzione del reddito. E quella degli stessi militanti di base dell’area catto-comunista che chiedono a Prodi “qualcosa di sinistra” e pensano che solo torchiando fiscalmente il ceto medio sia possibile dare un seguito concreto allo storico appello di Nanni Moretti. Il “professore”, quindi, è condannato ad ammettere di voler aumentare le tasse. Ed in questo modo è anche condannato a farsi male da solo.