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Pareggio
e tempi supplementari 4 aprile 2006 A maggio la sinistra dichiarava di essere più di dieci punti avanti al centro destra. La prospettiva apre uno scenario ancora inesplorato. Quello dei tempi supplementari. Cioè quello che il voto di domenica prossima produca maggioranze diverse alla Camera e al Senato, e che per uscire dal conseguente stallo sia necessario prolungare la competizione fino a data da destinarsi. Come? Chi ragiona ancora in termini maggioritari pensa al ritorno alle elezioni. Ma chi è consapevole che il sistema è tornato ad essere proporzionale, immagina immediatamente ipotesi di governi tecnici, governi istituzionali o, terza ma niente affatto ultima possibilità, l’ipotesi di un governo di larghe intese destinato a fare da incubatrice di un grande centro ancora tutto da definire. Il tutto, ovviamente, in un quadro di congelamento generale della situazione contrassegnato dalla riconferma di Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale. Si può scongiurare lo scenario dei tempi supplementari? Per farlo non c’è altra strada che quella di assicurare un vantaggio netto per l’uno o per l’altro dei contendenti. Nel frattempo, però, non è sbagliato incominciare a prendere in considerazione il pareggio. E ragionare sulle sue conseguenze. Prima fra tutte la scomparsa di Romano Prodi dal vertice del centro sinistra e dalla stessa scena pubblica italiana. A giocare i tempi supplementari rimangono solo quelli che hanno un partito alle spalle e una forza politica propria. Chi si è fatto rimontare e non ha truppe, finisce in tribuna. Con tutte le conseguenze del caso. Prima fra tutte lo sciogliere le righe dell’Unione. |