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La parte
insopportabile del confronto 5 aprile 2006 La parte più insopportabile del confronto tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi è stato il commento degli addetti ai lavori. I tifosi dell’uno e dell’altro hanno sentenziato che a vincere è stato il proprio campione. E quelli che hanno voluto approfittare della circostanza per dare pubblica dimostrazione di essere fuori della mischia e al di sopra delle parti, non per scelta politica terzista, ma per indiscussa superiorità intellettuale, si sono esibiti nella sagra delle banalità intelligenti. Quelle che essendo intelligenti sono doppiamente banali. Ma anche questa pappa insopportabile ha prodotto qualcosa di utile. In linea generale la conferma che se gli addetti non cambiano i loro lavori, siamo veramente messi male. In linea particolare la dimostrazione che molti addetti tendono a spacciare per professionalità la propria inguaribile partigianeria. Gli esempi abbondano, ma quello più eclatante, anche per le conseguenze che comporta, è venuto da uno dei più autorevoli analisti di sondaggi in circolazione in Italia, il sondaggista-principe del Corriere della Sera e di “Porta a porta”, cioè Renato Mannheimer. Incaricato da Paolo Mieli di scrivere un articolo a caldo per spiegare se e quanto il confronto tra i due leader abbia convinto e spostato gli indecisi, Mannheimer non si è perso d’animo. E, premettendo di non poter fornire cifre precise a causa della legge che impedisce la pubblicazione dei sondaggi alla vigilia del voto, ha assicurato che l’impatto del dibattito non è stato eccessivo. “Minore di quanto si aspettassero”. Al punto che “difficilmente ha spinto molti a recarsi alle urne”. Insomma, poiché l’obiettivo del recupero degli indecisi riguarda solo il Cavaliere, Mannheimer ha lasciato intendere che Berlusconi ha perso la partita e che Prodi, definito “rassicurante”, “sincero” e addirittura “chiaro”, continua a essere in largo vantaggio sul premier. Ora, può anche essere che il risultato dello scontro sia questo, che gli indecisi non siano stati spinti a decidere e che il centro sinistra possa vincere le elezioni. Ma sulla base di quale rilevazione l’autorevole Mannheimer è giunto a simili conclusioni? Quella non pubblicabile a norma di legge o quella inesistente a rigor di logica, visto che il confronto è terminato alle 22.30, la prima edizione del “Corriere della sera“ chiude prima di mezzanotte, e in un’ora di tempo non si riesce a sondare neppure la propria famiglia e gli amici più intimi? Mannheimer ha fatto riferimento al giudizio di “diversi osservatori”. Ma quali? I colleghi del giornale che Paolo Mieli ha schierato a favore di Prodi o qualche ex amico del vecchio movimento studentesco dei tempi eroici della occupazione alla Statale di Milano? Sarebbe interessante avere una qualche risposta in proposito. Ovviamente prima della fine della settimana. Perché, se per caso il voto dovesse smentire l’analisi del sondaggista, gli unici numeri che si potrebbe continuare a chiedere a Mannheimer sarebbero quelli del Lotto. Sempre che nel sonno gli siano comparsi i “diversi osservatori”! |