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  Ma non serve un esecutivo senza maggioranza
29 aprile 2006

Ai “quadrati” democristiani, diceva a suo tempo Giulio Andreotti, manca sempre un lato. E la conferma l’ha avuta ieri al Senato Franco Marini. La prima votazione ha dimostrato che il candidato del centro sinistra alla presidenza di Palazzo Madama non ha potuto contare sul consenso unanime del proprio schieramento politico. Alla seconda Marini aveva quasi raggiunto di un soffio il quorum spuntandola su Giulio Andreotti. Ma l’Unione ha cantato vittoria troppo presto: due schede con sopra scritto Francesco Marini (errore voluto) hanno fatto sì che dovesse venire ripetuta la seconda votazione con una conta bis. Episodio tragicomico che dimostra come non esista nei fatti una maggioranza politica al Senato. 

L’unica maggioranza esistente è quella occasionale, anomala e difficilmente ripetibile assicurata dal voto di alcuni senatori a vita. E questa maggioranza, non solo esigua ma anche aleatoria, non può essere definita politica e non è in grado di assicurare un minimo di sopravvivenza ad un eventuale governo Prodi. La questione è formale e, soprattutto, di sostanza. Il voto determinante dei senatori a vita, nominati dal capo dello Stato per i loro meriti particolari e non per aumentare i voti di un qualche schieramento, può determinare una maggioranza tecnica. Ma non può in alcun caso dare vita ad una maggioranza politica. Alla questione di forma si aggiunge quella sostanziale. 

Nessun senatore a vita, in particolare quelli ultraottuagenari che hanno consentito a marini di battere Andreotti, può assicurare una partecipazione costante ai lavori di Palazzo Madama ed il loro sostegno attivo alla realizzazione delle iniziative legislative della maggioranza. Il Presidente della Repubblica, sia esso Carlo Azeglio Ciampi o sia il suo successore, deve tenere conto di questi due fattori. Perché la Costituzione non gli attribuisce il potere di nominare i senatori a vita per determinare una qualche maggioranza politica a Palazzo Madama. Ed, al tempo stesso, gli impone di attribuire l’incarico di formare il nuovo governo al leader politico che può contare su una maggioranza politica in entrambi i rami del Parlamento. 

I dirigenti del centro sinistra e la grande stampa che li sostiene sembrano ignorare queste semplici verità. Il re è nudo. Ed il Quirinale, chiunque sia il suo inquilino, non può avallare la finzione. Perché il re nudo rischia di essere defenestrato al suo primo atto. Con conseguenze disastrose non solo su se stesso e sul suo schieramento ma anche sull’intero Paese. Di tutto l’Italia ha bisogno. Tranne che del “governo del pannolone” (quello dei senatori a vita con un ruolo politico non previsto dalla Costituzione).