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  Le strategie obbligate dei due poli
3 maggio 2006

Romano Prodi ha scelto la linea dura. Non tratta con il centro destra con la scusa che Silvio Berlusconi ancora non ha riconosciuto la vittoria di misura dell’Unione. E, dopo aver fatto man bassa delle presidenze di Camera e Senato, punta apertamente a conquistare anche il Quirinale. Senza dialogo di sorta con l’opposizione o applicazione del cosiddetto “metodo Ciampi” che dir si voglia. La ragione non è l’arroganza del potere. Ma la paura di perderlo. Prodi è perfettamente consapevole che il suo futuro governo è destinato ad avere vita breve e precaria. Sa bene che al primo intoppo serio, come potrebbe essere la prossima finanziaria autunnale, la maggioranza rischia di sfaldarsi come neve al sole. E per scongiurare questo pericolo ha deciso di puntare solo ed esclusivamente sull’occupazione e la ridistribuzione di tutti gli spazi istituzionali, di governo e di sottogoverno che il centro sinistra potrà conquistare da oggi fino all’inizio dell’inverno. 

Chi, nel centro destra, pensa che per il Qurinale ci sarà un qualche confronto e che per tutto il resto la maggioranza terrà conto dell’esistenza dell’opposizione, s’illude di grosso. Prodi può sperare di durare solo distribuendo prebende alla sua variegata e scalcinata coalizione. E, soprattutto, può addirittura cercare di rafforzarsi comperando qualche segmento dell’opposizione sempre a colpi di fette di posti e poltrone. La strategia è chiara. E, se vogliamo, quasi obbligata. Come mantenere insieme l’Udeur ed i Comunisti Italiani, la Rosa nel Pugno e Rifondazione Comunista, se non ricorrendo al cemento a presa rapida del potere? Al programma del “piazza pulita” del centro sinistra non corrisponde una linea altrettanto chiara e netta nel centro destra. Anzi, più passano i giorni, più appare evidente come la Cdl non riesca a definire una linea comune da contrapporre a quella di Romano Prodi. 

I suoi intellettuali di riferimento, da Giuliano Ferrara a Vittorio Feltri, si divertono a cavalcare il “tanto peggio, tanto meglio” suggerendo di favorire l’ascesa al Colle di Massimo D’Alema. I suoi massimi dirigenti oscillano tra la speranza di rientrare, comunque, in gioco per il Quirinale e l’idea peregrina che per battere Prodi basterà mettersi sulla sponda del fiume ad aspettare immobili e passivi il passaggio del cadavere dell’Unione. Eppure le strategia obbligata del centro sinistra porta con sé una strategia altrettanto obbligata per il centro destra. Per fare “piazza pulita” Prodi deve trasformare la propria maggioranza in regime. Per mantenere unita l’opposizione il centro destra deve dare battaglia frontale e continua al regime. Il dialogo, se mai ci sarà, verrà dopo. E, comunque, solo a condizione che il centro destra sappia caricare unito ed a testa bassa il regime prodiano.