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  Il “lavoro sporco” per conto della Quercia
4 maggio 2006

Apparentemente il gioco è semplice. Basta che l’Unione accetti la proposta della Cdl che Carlo Azeglio Ciampi non potrà non accettare la riconferma, per indicazione unanime, alla Presidenza della Repubblica. Ma dietro questa semplicità si nasconde un pericolo gigantesco. Basta che uno solo dei partiti del centro sinistra faccia trapelare perplessità, riserve e malumori per il secondo mandato di Ciampi che l’attuale Capo dello Stato decida di rinunciare al secondo mandato. Ma chi se la sente all’interno dell’Unione di fare lo sgambetto al Presidente che sulla sua persona è riuscito a ricostruire quell’unità di tutti gli italiani mandata malamente all’aria dal suo predecessore? Sulla carta gli unici ad avere un interesse concreto a spingere Ciampi al gran rifiuto dovrebbero essere i dirigenti dei Ds. 

Il partito di maggioranza relativa dell’Unione è rimasto fuori dalle presidenze di Camera e Senato e non è un mistero per nessuno che accarezza il sogno di mandare sul Colle Massimo D’Alema. In segno di risarcimento per il grande lavoro svolto in favore di Romano Prodi e dell’intera coalizione prima, durante e dopo la campagna elettorale. E’ facile preventivare, però, che né Piero Fassino, né Massimo D’Alema, né qualsiasi altro dirigente di un qualche peso, abbiano alcuna intenzione di assumere la responsabilità diretta della giubilazione di Ciampi. Gli effetti negativi di una operazione del genere sarebbero mille volte più forti del vantaggio e della soddisfazione di mandare il “lider Maximo” al Quirinale.

Si tratta, allora, di capire se e chi decida di fare il “lavoro sporco” in nome e per conto dei Ds. Non solo all’interno del centro sinistra ma anche nel centro destra. La partita delle prossime ore è tutta qui. Chi creerà le condizioni per spingere Ciampi a ritirarsi? E’ chiaro che alla bisogna non sono sufficienti i “simpatizzanti” dalemiani della sponda mediatica di centro destra. Non saranno né Giuliano Ferrara, né Vittorio Feltri a spingere il Capo dello Stato ad imitare Celestino V. Ma se a prendere il cerino ed a bruciarsi le dita fosse la Lega, la faccenda sarebbe ben diversa. E lo stesso vale per il versante della maggioranza. 

Non sarà “Il riformista” a convincere Ciampi a farsi da parte. Ma se a lanciare il siluro ci pensasse la sinistra radicale (basterebbe una parte di essa, magari i Verdi o i Comunisti Italiani), il gioco sarebbe fatto. Ovviamente a beneficio della candidatura di D’Alema. Ma quest’ultimo sarebbe poi in grado di diventare Presidente della Repubblica portando sulle spalle il doppio peso di essere il beneficiario della liquidazione di Ciampi e di essere il garante non dell’intero Paese ma dei soli Ds?