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Ma il bicchiere
non è solo mezzo vuoto 1 giugno 2006 Mezzo vuoto, mezzo pieno. Il bicchiere delle amministrative per la Cdl può essere visto in due modi totalmente diversi. La grande stampa fiancheggiatrice della sinistra al governo lo ha presentato solo nell’ottica del bicchiere mezzo vuoto. Di qui la soddisfazione per la vittoria dell’Unione e la sconfitta del centro destra, le riflessioni sullo spostamento a sinistra del paese e le considerazioni sulla debacle di Silvio Berlusconi passato con Forza Italia dall’imprevisto e positivo risultato delle politiche alla perdita secca di una decina di punti nel giro di poco più di un mese. Sempre di qui, inoltre, le pensose elucubrazioni dei sociologi di parte sulla “instabilità” fisiologica della destra berlusconiana furbescamente contrapposta alla “stabilità” di An e dell’Udc. E le previsioni sull’esito del referendum sulla riforma costituzionale che garantiscono una nuova e più secca bastonata per l’ex presidente del Consiglio. Ed il bicchiere mezzo pieno? Non lo notano, per ovvi motivi, i dirigenti del centro sinistra. E, purtroppo, non lo prendono in considerazione neppure quelli di centro destra. Questi ultimi, obnubilati dalla sindrome della sconfitta instillata loro dalla sola stampa che distrattamente leggono (cioè la stampa avversa), non riescono neppure a cogliere le poche indicazioni positive che pure esistono nel voto di domenica scorsa. La seconda considerazione è che il voto moderato non è passato a sinistra (neppure a Roma dove Walter Veltroni ha raccolto la scontata eredità di oltre quindici anni di gestione del potere e dei rapporti con i poteri forti della città da parte della sinistra). Ma è finito ancora una volta nel non voto.
Come a dimostrare che il popolo del centro destra s’impegna solo nelle occasioni importanti (e se i candidati non sono credibili per totale assenza di progetti le occasioni non sono mai importanti). A sinistra, però, non passa in nessun caso. Si mette in frigorifero in attesa di un momento diverso e migliore. Molti, di fronte a tale questione, limitano il problema a Forza Italia e tendono a pensare che il progetto di costruire un partito di massa e non solo d’opinione, sia destinato a scontrarsi con il leaderismo (non con la leadership) di Berlusconi. In realtà la questione riguarda tutte le forze del centro destra, Alleanza Nazionale ed Udc incluse. E non tocca affatto il ruolo del Cavaliere, che rimane sempre l’unico in grado di tenere unita e viva l’opposizione alla sinistra. Riguarda, invece, di creare una sola o più organizzazioni politiche (magari unite da un vincolo federativo) in cui il processo di formazione della classe dirigente non avvenga solo attraverso la cooptazione dei meno capaci e dei portaborse (per non impensierire i cooptatori) ma anche attraverso il metodo democratico del voto. E, quindi, della concorrenza dei capaci. Berlusconi, Fini e Casini hanno tutto da guadagnare dal sostegno e dal supporto di partiti capaci di esprimere uomini e donne in grado di rappresentare al meglio la società. Che ci fanno con gli eserciti dei “signorsì” se questi eserciti si squagliano di fronte al nemico e sono abbonati alle sconfitte? |