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  Una opposizione dalla linea obbligata
2 giugno 2006

Linea dura o linea morbida ? Una opposizione fatta di tentativi di spallata continui nella speranza di mandare all’aria il governo e con l’intenzione di tenere comunque unito il centro destra? Oppure una opposizione politica e manovrata, che non esclude la possibilità di contribuire a migliorare le iniziative legislative del governo sulle questioni di interesse nazionale e generale? C’è un gran dibattito sulla questione. Suscitato dai risultati delle amministrative. Stimolato dai timori della Cdl per il risultato del prossimo referendum. Ed alimentato dal cosiddetto “partito del Corriere della Sera”. Un dibattito che lentamente conquista e coinvolge i dirigenti dei vari partiti della Casa delle Libertà. 

Con tutto il rispetto per l’autorevolezza dei promotori, però, si tratta di un dibattito fasullo. Per la semplice ragione che l’alternativa tra spallata e opposizione responsabile non c’è. E chi ne parla come se fosse una possibilità realistica o inganna se stesso, o vuole ingannare gli altri. Il centro destra è di fatto obbligato a seguire la strada dell’opposizione dura ed intransigente. A sospingerlo in questa direzione non c’è solo l’esigenza di tenere unite le forze della coalizione ma c’è, soprattutto, la volontà della maggioranza di mantenere il più possibile a lungo il clima di scontro frontale e di muro contro muro che si è creato nella fase della campagna elettorale. 

Se il governo Prodi fosse interessato ad avere una opposizione dialogante avrebbe lanciato qualche segnale distensivo. Non lo ha fatto. Non solo perché quella intransigenza tiene unita la maggioranza, ma soprattutto perché Romano Prodi sa perfettamente che il governo può cadere solo per lo smottamento delle componenti più estremiste del proprio schieramento. Come avvenne nel ’98 con la rottura di Rifondazione. E la sua preoccupazione maggiore è proprio quella di andare incontro alle richieste della sinistra radicale per evitare amare sorprese nel presente e nel futuro. Non a caso i primi provvedimenti che Prodi si accinge a prendere sono ispirati alla volontà di dimostrare che il vecchio centro sinistra è diventato un sinistra-centro. Dal ritiro immediato dall’Iraq alle minacce di stangata fiscale chieste dall’ultra sinistra come prova del carattere di “sinistra” della coalizione governativa. 

Manca un qualsiasi segnale di dialogo e di attenzione al centro destra. E questo impedisce che lo stesso centro destra possa prendere in qualsiasi considerazione l’ipotesi di scegliere tra linea dura e linea morbida. Anzi, costringe la Cdl ad insistere sulla strategia dell’intransigenza convincendola che proprio attraverso una serie di continue spallate all’esecutivo, si può arrivare a convincere Prodi e le componenti moderate e riformiste della maggioranza ad aprire un qualche dialogo con l’opposizione. Ma se la linea radicale del governo non consente all’opposizione di scegliere una strategia più manovrata e più politica, perché il “partito del Corriere della Sera” ed i suoi autorevoli editorialisti insistono su questa ipotesi inesistente? Anche in questo caso la risposta è semplice. 

Perché alimentare la convinzione che la Cdl possa e debba scegliere tra due strade alternative, significa creare le condizioni che il centro destra si possa spaccare in due parti. Da un lato Berlusconi e Bossi, dall’altro Fini e Casini. Con i primi relegati nella parte degli ottusi intransigenti ed i secondi premiati a rappresentanti della nuova destra aperta, europea e responsabile. Peccato, però, che nessun ruolo politico potrebbe essere riservato ai rappresentanti della destra moderata in rottura con la destra intransigente da un governo sempre più condizionato e guidato dalla sinistra radicale. Fino a quando Prodi è nelle mani dall’ultra sinistra, il centro destra non può non rimanere unito. E tentare di mandare a casa l’esecutivo dei neo, post e vetero comunisti! Non tanto per riuscire nell’impresa. Quanto per costringere l’avversario a trattare!