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  La crisi non conviene ai poteri forti
30 giugno 2006

Al “partito del Corriere della sera” non conviene che il governo cada prima della pausa estiva. Per cui uno dei suoi terminali in Parlamento, l’Udc, assicurerà i suoi voti alla maggioranza sulla questione del rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Il vuoto provocato dai Comunisti Italiani e da qualche altro esponente della sinistra radicale sarà temporaneamente colmato dai parlamentari di Pierferdinando Casini. E tutti saranno felici e contenti. Romano Prodi rimarrà a Palazzo Chigi, i Comunisti Italiani avranno scavalcato a sinistra Rifondazione senza assumersi la responsabilità della crisi, l’Udc avrà compiuto un nuovo passo in avanti lungo la strada dell’affrancamento dall’alleanza con gli altri partiti del centro destra. E gli unici a doversi lamentare saranno Forza Italia, An e Lega che si ritroveranno più soli e più deboli ad occupare la linea dell’opposizione.

Questo scenario risponde perfettamente alla convinzione, nutrita dai dirigenti dell’Udc e lucidamente teorizzata da Marco Follini, che esauritasi la stagione del berlusconismo, il quadro politico italiano sia destinato a passare dal bipolarismo al quadripolarismo. Secondo l’ex segretario dell’Udc i quattro poli saranno così suddivisi: una destra populista, un centro moderato, una sinistra riformista e una sinistra antagonista e radicale. Ad assicurare la governabilità, di conseguenza, dovranno necessariamente essere il centro moderato e la sinistra riformista con la revisione riveduta e corretta di quella formula di centro sinistra che di fatto governa il Paese, tranne alcune brevissime interruzioni, da tempo immemorabile.

La visione di Follini, che ha come applicazione consequenziale il sostegno esterno dell’Udc a Prodi sulla politica estera, risponde perfettamente alla antica logica del centrismo doroteo. Con gli opposti estremismi destinati a bilanciarsi e ad elidersi, e con il centro sinistra incardinato sul pilastro rappresentato dal mondo politico cattolico attorno al quale ruotano tutte le altre diverse forze della sinistra non massimalista.
Ma su questa visione dorotea pesano alcune incognite di non poco conto. La prima è che il fenomeno del berlusconismo può essere considerato in declino ma non è ancora tramontato del tutto. Fino a quando esisterà una legge elettorale con premio di maggioranza il bipolarismo è obbligatorio. E con esso anche la presenza del Cavaliere, che (non va dimenticato) continua a rappresentare un quarto del corpo elettorale del Paese. 

Per tornare al centrismo auspicato da Follini e dall’intera Udc, quindi, non basta supportare il governo Prodi in attesa che il “partito del Corriere” decida il momento in cui promuovere un cambio di maggioranza con la liquidazione della sinistra antagonista e l’accordo tra Udc, Margherita e parte dei Ds. E’ necessario approvare una nuova legge elettorale che cancelli il premio di maggioranza e ripristini il sistema proporzionale puro. Ma esiste la possibilità nell’attuale legislatura di creare una maggioranza in grado di cancellare definitivamente il maggioritario? E se anche ci fosse, magari attraverso le esplosioni contemporanee di Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale, chi garantirebbe all’Udc di Casini e Follini di continuare a rappresentare un centro moderato destinato ad essere il punto di ritrovo non solo delle forze cattoliche, ma anche della galassia laica e riformista oggi presente dentro la Cdl? Gli interrogativi sono aperti. E rischiano di rimanere tali per l’intera legislatura. A dispetto del regalo sull’Afghanistan dell’Udc al governo Prodi.