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Solo i ricchi possono
di Arturo Diaconale


4. UNA PROPOSTA

Non ci vuole grande fantasia nell'immaginare cosa succederebbe in una situazione politica ribaltata. Pensate se al governo ci fosse il centro destra e se, insieme ad una fascia di magistrati fiancheggiatori, tentasse di creare un regime perseguitando gli oppositori con l'arma della giustizia distorta. Il paese sarebbe sconvolto da una mobilitazione continua di politici ed intellettuali in difesa dei sacri diritti dei cittadini. La questione verrebbe sollevata di continuo nelle piazze e nel Parlamento. E si può stare certi che la Federazione Stampa, il sindacato dei giornalisti, minaccerebbe lo sciopero della categoria in difesa della libertà di stampa. Ma il "ribaltone" c'è stato a suo tempo ai danni del centro destra e non sembra destinato a ripetersi. Il regime si consolida ogni giorno che passa. E alla guida della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, ci sono colleghi di stretta osservanza di sinistra od obbligati dalle circostanze ad essere tali. Nessuno si preoccupa, quindi, di affrontare una questione che rischia di essere decisiva per le sorti della democrazia.Se l'opposizione si trasforma definitivamente in un lusso per soli ricchi, la partita e persa e la democrazia italiana è saltata. Qualche povero matto è pure disposto a pagare la tassa sulla libertà. Ma i ricchi, si sa, non amano pagare. E presto o tardi finiscono col trovare un punto di accordo con un regime che per di più ha in pugno la sorte della ricchezza di tutti. 

E' necessario intervenire, quindi, prima che sia troppo tardi. E farlo con apposite iniziative legislative indirizzate su tre direttrici precise. La prima prevede la trasformazione della legge istitutrice dell'Ordine dei Giornalisti con l'abolizione della responsabilità oggettiva per il direttore responsabile. Questa forma di responsabilità oggettiva, unica prevista dal nostro codice, è un retaggio del regime fascista. Serviva e serve per tenere sotto stretto controllo la stampa. E va al più presto abolita se non si vuole che il regime di oggi superi in autoritarismo e prevaricazione quello di ieri. Tanto più che con le trasformazioni tecnologiche avvenute nel mondo dell'informazione appare del tutto risibile la pretesa che un direttore possa esercitare un controllo completo sui contenuti del proprio giornale. Si pretenda che ogni notizia sia firmata o siglata. E si stabilisca che anche per i giornalisti vale il principio che la responsabilità è personale.

La seconda direttrice è la realizzazione di una normativa che fissi il criterio delle multe e delle provvisionali, legandole strettamente al tipo di tiratura e di diffusione del giornale. Ma, soprattutto, che elimini ogni forma di discrezionalità da parte del giudice e stabilisca un limite massimo alla sanzione per evitare che attraverso un accorto uso delle querele e dei giudizi compiacenti si faccia piazza pulita dei mezzi d'informazione dell'opposizione. Altra misura da realizzare al più presto, d'intesa tra le organizzazioni degli editori e quelle dei giornalisti e con il concorso della Presidenza del Consiglio, dovrebbe essere una sorta di assicurazione obbligatoria contro i rischi da sanzione giudiziaria. Non si tratta di creare le condizioni per spianare la strada alla diffamazione. Si tratta, al contrario, di impedire che l'esercizio della democrazia venga precluso nel nostro paese.

La terza direttrice, infine, riguarda la necessità di applicare anche ai magistrati il principio che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Per farlo bisogna stabilire che le querele per diffamazione e le richieste di risarcimento danni promosse da un magistrato non possano essere presentate nello stesso territorio in cui opera il magistrato stesso. Si eviti, in sostanza, che il magistrato possa giocare perennemente "in casa". Ma, soprattutto, si creino Tribunali Speciali per la stampa in cui il giudizio, a maggior garanzia degli imputati, venga affidato a giurie popolari caratterizzate dalla presenza di giornalisti di qualificata esperienza e rinomata rettitudine. Certo, può apparire bizzarro tentare di contrastare il regime con Tribunali Speciali di garanzia della libera stampa. Ma non bisogna lasciarsi spaventare dalle sigle e dalle memorie del passato. Se serve a salvare la democrazia dal regime autoritario della sinistra ben venga anche un Tribunale Speciale. Purché non sia per la difesa dello stato ma per la salvezza del cittadino.

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